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Figli di Santa Maria Immacolata

Sacro Cuore

Il mese di giugno è tradizionalmente legato alla devozione del Sacro Cuore.
“Sciocchezze da nonnine inebetite dall’età” – penserà qualcuno.
Invece no: è ben altro che una sciocchezza, ben altro che un’adesione sentimentalistica a forme di preghiera démodées.
Addirittura, è molto di più di una semplice “devozione”! Affonda le radici nelle Sacre Scritture, ha l’avvallo nel magistero dei Pontefici, e tocca il cuore dell’esperienza cristiana: cioè il rapporto con Cristo che ama e che salva.


Non si tratta tuttavia di una devozione fra tante, perché è stata rivestita dalla Chiesa di una dignità tutta particolare e si situa al centro della rivelazione

“Invito ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa”. È il suggerimento del papa ai circa 30 mila fedeli radunati in piazza san Pietro per la preghiera dell’Angelus.


MESE DEL SACRO CUORE – vangelo sull’amore
Dopo il mese dedicato alla Madonna, la Madre nostra celeste, inizia oggi il mese che la Chiesa e la pietà dei fedeli dedica al S. Cuore di Gesù. Diciamo subito che se la devozione al S. Cuore ebbe grande sviluppo dopo s. Margherita Maria Alacoque, tuttavia i fondamenti della devozione sono limpidamente biblici ed evangelici.
Il cuore è un simbolo, in quanto è l’organo che più di tutti gli altri risente e registra con immediata evidenza ed intensità tutti gli affetti e le emozioni dell’uomo. Già nell’Antico Testamento Dio usa a ripetizione l’immagine del cuore per mostrare il suo amore per il popolo eletto. Nel vangelo poi tutto e centrato sull’amore di Dio per l’umanita, amore degli uomini per Dio e per i fratelli. È il punto di congiunzione e proprio il Cuore di Cristo; «Dio mi è testimone, dirà s. Paolo, come vi amo tutti affettuosamente nel Cuore di Cristo» (Fil 1,8). –
La tradizione patristica concentra la sua at¬tenzione sul cuore trapassato dalla lancia: il costato, e lo presenta come la sorgente di tutte le grazie. Simbolo e realtà si fondono. Nel Cuore di Cristo, cioè nel suo amore, risiede la fonte e la spiegazione di tutto il bene che ci viene. La religione cristiana nasce dall’amore e ci porta all’amore.
Il culto al Sacro Cuore (dice Paolo VI) è un mezzo per riportare il Cristo al centro della vita umana, a garantire così quella salvezza che viene solo da lui. Quindi non è una devozione inventata nel secolo scorso: essa affonda le sue radici nel vangelo: è lo stesso Cristo, è lo stesso vangelo, sono gli stessi sacramenti, lo stesso messaggio di bontà e di salvezza che la devozione al Sacro Cuore di Gesù ci presenta. È come una sintesi di tutta la storia dell’amore di Dio che si è fatto carne e cuore di Cristo, e che ha raggiunto l’apice quando dal costato aperto dalla lancia ha donato al mondo l’ultima goccia di sangue…
Imitiamolo anche noi in questa donazione per i fratelli: amiamo come Gesù ci ha insegnato…




 Sacro Cuor di Gesù…

Quando ci comunichiamo, e per tempo in noi rimangono le specie sacramentali, le nostre viscere hanno la sorte che ebbero le viscere dell’Immacolata Vergine Maria: beata viscera Mariae virginis, quae portaverunt aeterni Patris Filium!,
Anche le nostre viscere portano allora il Figlio dell’eterno Padre! Allora da presso al nostro cuore sta il cuor di Gesù, il vero cuor di Gesù; non l’immagine, non il simbolo ma il vero, reale cuor di Gesù sta allora dappresso al nostro cuore: dell’un cuore e dell’altro si rispondono i palpiti e si confondono!
Giuseppe Frassinetti (Amiamo Gesù!, in OA, I, p. 441)

Il SS. Sacramento contiene il miracolo più magnifico della divina Sapienza, Potenza e Bontà; tutto il bello, tutto il buono, tutto il grande della creatura e del Creatore; quanto costituisce la gloria, la beatitudine del paradiso.
Quindi è giusto confessare che non vi sono termini coi quali si possa degnamente definire la SS. Eucaristia. La chiameremo la Manna del cielo? È poco. La chiameremo il pane degli Angeli? È poco. La chiameremo l’Arca del Testamento, il Frutto dell’Albero della Vita? È poco, è poco.
Ripetiamolo dunque, non vi sono termini coi quali si possa degnamente chiamare la SS. Eucaristia. S. Teresa trovò un ter¬mine che parrà strano; né io voglio dire che sia da preferirsi agli altri. Esso tuttavia fa al nostro scopo, considerando la SS. Eucaristia come il Convito del Divino Amore. La Santa la definisce: la midolla delle viscere di Dio. La definizione parrà strana; ma come meglio si potrebbe esprimere la sostanza, la profondità, la tenerezza del Divino Amore che alimenta le anime nostre col cibo della SS. Eucaristia?
Giuseppe Frassinetti, Il (Convito del Divino amore, in OA., I, 334).

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