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Figli di Santa Maria Immacolata

Terza Settimana

STELLA VII

La Fortezza; che è quella virtù che ci fa superare tutte le più grandi difficoltà che s’incontrano nel divino servizio.

Rallegriamoci colla Beatissima Vergine Maria per la sua invitta fortezza per cui dalla Santa Chiesa è paragonata ad un esercito disposto a battaglia.
Rallegriamoci con Lei che diede prove di fortezza sì grande nell’assistere alla morte del suo Gesù ai piedi della Croce, soffrendo un dolore capace di darle mille morti.
Riflettiamo che la Fortezza è virtù di cui abbiamo spesse volte bisogno per vincere i fieri assalti delle nostre passioni, i riguardi umani e le suggestioni del demonio. Perciò la santa Chiesa ci esorta: «Siate forti nella battaglia, combattete contro l’antico serpente e avrete il regno eterno».
Pensiamo che questa virtù è quella che fece riportare ai santi Martiri le grandi vittorie e rese eroi nelle cristiane virtù le persone più deboli ed imbecilli secondo il mondo; le giovinette, i fanciulli vollero versare il sangue piuttosto che peccare, piuttosto che rinunziare alla santa fede, ed offendere la santa onestà.
Custodiamo la cristiana fortezza, e non cediamo mai ai nostri nemici, quantunque altrimenti dovessimo sacrificare la stessa vita. «Non temete. coloro che non possono uccidere se non il corpo; ma temete colui che dopo aver data la morte al corpo, può cacciar l’anima e il corpo nel fuoco dell’inferno». Questa è la parola di Gesù Cristo. Custodiamo ad ogni costo la cristiana fortezza; vengano pure i disprezzi, ma il peccato no; vengano pure le persecuzioni, ma il peccato no; venga pure la morte, ma il peccato no. Senza questa fortezza cristiana è vano sperare l’eterna salute.

 

 STELLA VIII

La povertà di spirito; che è quella virtù che ci fa vivere distaccati dai beni della terra.

Rallegriamoci colla Beatissima Vergine Maria pel suo perfetto distacco da tutti i beni del mondo, per cui non solo non li ha mai degnati di un affetto del suo cuore, ma per soprappiù ha voluto sempre esserne povera in realtà. Fu rivelato a santa Brigida che Ella fin da principio fece voto nel suo cuore di povertà, e dice s. Bernardo che l’oro ricevuto dai Magi non ritenne per sé, ma fece distribuire ai poveri per mano di s. Giuseppe.
Riflettiamo che la Povertà di spirito è virtù sommamente necessaria all’eterna salute, perché, come dice santa Teresa: «Giustamente avviene che chi va dietro ai beni perduti vada anch’esso perduto».
Pensiamo che questa virtù è quella che sgombra il nostro cuore da ogni impedimento perché ne prenda pieno possesso lo spirito del Signore, che ci fa beati e possessori del regno dei cieli: «Beati i poveri di spirito perché di loro è il regno dei Cieli». Così dice Cristo.
Purghiamo il nostro cuore da ogni attacco disordinato ai beni di questa terra: essi facilmente ci rubano quell’amore che dobbiamo solo portare a Dio. Essi sono fango, Dio è il vero tesoro, il vero bene. «Cercate le cose di lassù, gustate delle cose di lassù » (del Paradiso), diceva san Paolo. Solo queste meritano di essere cercate, e solo in queste possiamo ritrovare la vera consolazione e soddisfazione del nostro cuore.

 

STELLA IX

La carità fraterna; che è quella virtù che ci fa amare il prossimo come noi stessi per amor di Dio.

Rallegriamoci con la Beatissima Vergine Maria per la perfetta carità colla quale amava ogni persona per amor del suo Dio. Come nessuno ha mai amato Dio così bene come essa lo amava, così nessuno ha mai amato il suo prossimo come lo amava Essa. Rallegriamoci delle prove che dava di questo perfetto amore, soccorrendo i bisognosi senza nemmeno esserne richiesta, come fece cogli sposi di Cana.
Riflettiamo che la carità fraterna è la medesima carità colla quale si ama Dio; per il che dice s. Giovanni: «Se alcuno dicesse io amo Dio, e frattanto portasse odio al suo fratello, costui sarebbe bugiardo. Noi abbiamo questo comandamento da Dio, che chi ama Dio, ami anche suo fratello».
Pensiamo che la carità che noi useremo col nostro prossimo, sarà la misura della carità che Dio userà con noi, cosicché secondo il bene che noi faremo al nostro prossimo parteciperemo della divina misericordia: «Si userà con voi quella misura che voi avrete usata verso gli altri».
Custodiamo la santa carità fraterna nel nostro cuore in tutte le nostre operazioni e parole, tenendo quella regola infallibile e tanto chiara di «far sempre agli altri ciò che vorremmo che fosse fatto a noi». Siamo perfetti nell’esercizio di questa carità, che importa lo stesso che essere perfetti nella carità di Dio.

PER PREGARE

E’ la più celebre delle quattro antifone mariane, e quella che godette nel medioevo e gode tuttora d’una larga popolarità tra i fedeli. Circa l’autore di questo delicato canto mariano, gli storici misero avanti tre nomi: l’abate cistercense San Bernardo di Chiaravalle (†1153), Ademaro di Puy, Ermanno Contratto. Alcuni studiosi, che hanno studiato a fondo la questione, ritengono di poter fondamentalmente puntare su San Bernardo, pur ripudiando la pia leggenda di un’ispirazione angelica mentre il santo entrava nella Cattedrale di Spira. 
Salve O Regina, Madre di misericordia, vita e dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo esuli figli di Eva, a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque avvocata nostra, volgi a noi, quegli occhi misericordiosi e mostraci dopo questo esilio, il frutto benedetto del seno tuo. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

Salve O Regina, Madre di misericordia,

 

vita e dolcezza e speranza nostra, salve.

 

A te ricorriamo esuli figli di Eva,

 

a te sospiriamo gementi e piangenti

 

in questa valle di lacrime.

 

Orsù dunque avvocata nostra,

 

volgi a noi, quegli occhi misericordiosi

 

e mostraci dopo questo esilio,

 

il frutto benedetto del seno tuo.

 

O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
 

 

Poesia del Boccaccio

 La Madre di Dio

Non treccia d’oro, non d’occhi vaghezza,
non costume real, non leggiadria,
non giovinetta età, non melodia,
non angelico aspetto, né bellezza

 

poté tirar dalla sovrana altezza
il Re del Cielo in questa vita ria,
ad incarnare in Te, dolce Maria,
madre di grazia e specchio d’allegrezza:

 

ma l’umiltà Tua, la qual fu tanta,
che poté romper ogni antico sdegno
tra Dio e noi, e fare il cielo aprire.

 

Quella ne presta dunque, Madre santa,
sicché possiamo al Tuo beato Regno,
 seguendo lei, devoti, ancor salire.

 

 

 

 

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